Astrazeneca

Dapaglifozin

Dapagliflozin è un farmaco appartenente alla classe degli inibitori selettivi del co-trasportatore renale di sodio e glucosio (SGLT2i) e richiede una mono somministrazione giornaliera orale. Studi clinici hanno dimostrato l’efficacia di dapagliflozin nel prevenire e ritardare la malattia cardio-renale, proteggendo allo stesso tempo questi stessi organi – un risultato importante date le interconnessioni esistenti tra cuore, reni e pancreas. Una patologia a carico di uno di questi organi può causare un danno per gli altri apparati, contribuendo allo sviluppo di alcune tra le principali cause di morte a livello globale. In Italia, dapagliflozin è indicato in pazienti adulti e bambini dai 10 anni di età in su, non adeguatamente controllati per il trattamento del diabete mellito di tipo 2. Dapagliflozin è anche indicato per il trattamento della malattia renale cronica e dello scompenso cardiaco cronico sintomatico, sulla base dei risultati degli studi di fase III DECLARE, DAPA-CKD, DAPA-HF e DELIVER. Dapaglifozin ad oggi, è l’unico farmaco appartenente alla classe degli SGLT2i ad aver dimostrato una riduzione della mortalità sia nei pazienti con malattia renale cronica che con scompenso cardiaco su tutto il range di frazione di eiezione. Tali evidenze aprono nuove prospettive terapeutiche per un farmaco che ha iniziato il suo percorso come antidiabetico, e che ora acquisisce un ruolo cruciale nella gestione terapeutica di condizioni cliniche gravate da importante bisogno terapeutico dove è in grado di migliorare significativamente la sopravvivenza di milioni di pazienti.

Durvalumab

Durvalumab è un anticorpo monoclonale inibitore selettivo di PDL-1 che potenzia le risposte immunitarie antitumorali e aumenta l’attivazione dei linfociti T.

Già disponibile in Italia per pazienti con SCLC e NSCLC avanzati, è indicato da EMA per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma delle vie biliari non resecabile o metastatico in associazione a gemcitabina e cisplatino; i risultati dello studio di fase III TOPAZ-1 hanno documentato un significativo vantaggio in sopravvivenza in un setting di malattia a prognosi sfavorevole, e hanno aggiunto beneficio clinico alla sola chemioterapia, che per oltre 10 anni è rimasta il solo trattamento disponibile, peraltro con risultati insoddisfacenti. L’importante medical need di questa patologia, diagnosticata in oltre il 60% dei casi in fase già avanzata di malattia e con una aspettativa di vita mediana inferiore all’anno, è documentato dal risultato del programma di early access, aperto in seguito della presentazione dei dati favorevoli dello studio e che in circa due anni ha permesso a oltre 1400 pazienti italiani di beneficiare di durvalumab in associazione a chemioterapia, in attesa della rimborsabilità del farmaco in questa indicazione.

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