Ibrutinib, inibitore covalente “first-in-class” della BTK, ha segnato una svolta nella gestione delle neoplasie a cellule B, modificando la storia naturale della leucemia linfatica cronica (CLL), prima attraverso terapie continuative e successivamente con combinazioni a durata fissa. Oggi, questa innovazione si estende alla prima linea del linfoma a cellule mantellari (MCL), neoplasia ematologica rara, aggressiva e a prognosi sfavorevole, tradizionalmente trattata con schemi intensivi comprendenti chemio-immunoterapia e autotrapianto (ASCT). Ibrutinib in associazione a CIT seguito da mantenimento con ibrutinib introduce un cambiamento di paradigma: per la prima volta, un approccio interamente farmacologico consente di sostituire una procedura altamente invasiva aumentando la sopravvivenza. I dati dello studio di fase III TRIANGLE dimostrano un miglioramento significativo degli outcome (FFS HR 0,69; OS HR 0,57; PFS HR 0,70). A oltre un decennio dal primo riconoscimento di innovatività, ibrutinib si conferma un’innovazione terapeutica anche nel MCL, associando un miglioramento dell’efficacia clinica a benefici sulla qualità di vita e a una riduzione del burden clinico-assistenziale.






